Archive for the Uncategorized Category

Pietra che rotola

Posted in Uncategorized on 10 maggio 2011 by Gemma

Come ci ricorda Massimo Mantellini, questa settimana il direttore di Rolling Stone cambia poltrona e passa a quella di Wired.

Ma questa era solo la scusa per dire ciò che penso circa i punti di forza (entrambi) di una rivista come RS:

1) le foto di copertina sono superuao.

2) il suo spessore corrisponde esattamente -micrometro più, micrometro meno- a ciò che manca alla 4a gamba del mio tavolo per essere in pari con le altre.

XXIII

Posted in Uncategorized on 14 aprile 2010 by Gemma

Think I should act my age? Nah.

I love this city (but this city just wanna be friends).

Posted in Uncategorized with tags , on 27 febbraio 2010 by Gemma

Sabato notte, ore 4 del mattino.

In via delle Violette la cagnara regna sovrana.

Gli avventori dei locali, non paghi della nottata ed ebbri q.b., si sentono in dovere di ricordare agli abitanti della zona che, avendo essi scelto di abitare in centro, dovranno pagare questo privilegio al prezzo di cori da stadio nel bel mezzo della notte, poveri stronzi.

Essendo ormai avvezza a questi fenomeni da circo, mi rassegno e, pregando di riuscire prima o poi a metter da parte un po’ di soldini per la nobile causa del tiro al tamarro, mi abbozzolo nel piumino e paziento.

Ma questo non è un sabato come gli altri, in via delle Margherite: la marmaglia sembra particolamente effervescente ed ispirata.

Ad un certo punto, le urla (leggasi: ululati) si intensificano e, al di sopra dei soliti gorgheggi scimmieschi, si staglia un latrato femminile disperato.

Animata dallo stessa curiosità che spinge un vecchio ad affacciarsi alla finestra quando ci sono lavori in corso, decido di alzare la tapparella e cerco di capire che cacchio sta succedendo (se becco un accoltellamento in diretta potrei anche venderlo a RealTV!): individuo un paio di sagome vagamente somiglianti a splendidi esemplari di gorilla del Borneo, e fra queste una fanciulla che strilla come se la stessero scorticando (in caso ve lo chiedeste: no, non credo stessero registrando un’esterna di Uomini e Donne).

Sperando che finiscano in fretta di spellarla -che qui c’è gente che vuole dormire!-, mi accorgo che non di tortura si tratta (se escludiamo i miei timpani), ma la pulzella implora aiuto, si distingue chiaramente un “Oddiomesentomàààà….” e poi si spegne il microfono.

Temo, ma non ne ho la certezza, che si sia improvvisato un dibattito a suon di cazzotti.

O peggio.

Intravedo poi uno dei primati mentre grida in direzione del palazzo di fianco, e dato che mi pare di afferrare qualcosa a proposito di facce spaccate, gente ammazzatadibbbòtte e altre generiche minacce di morte, mi convinco che il concerto non finirà tanto presto.

Che fare?

Quei pochi scrupoli che ancora mi solleticano la coscienza dicono che non sarebbe politicamente corretto risolvere la questione con dei semplici tappi per le orecchie (che peraltro non mi sembrano tutta questa invenzione. Una volta ne ho inghiottiti otto, ma ci sentivo benissimo ugualmente).

Ebbene, colta da un moto di senso civico pari a quello del padrone di un Chihuahua che pensa “Sì, è una cacchina piccolina, ma è necessario che qualcuno la raccolga“, compongo 1-1-2 sul telefono e attendo.

Operatore: Garrabbinièri…

Io: (Che sollievo, pensavo fosse la pizzeria Marechiaro!) Sì, ehmmm, buonasera… (Ok, appuntato, lo so che è una sera di merda, avrai già ricevuto una carriolata di lamentele inutili, ma abbi la pazienza di ascoltare anche la mia, che potrebbe essere importante) Senta, io abito in via dei Nontiscordardime, vorrei fare una segnalaz…

Operatore: Ah, sì, le passo hueiotyownxerlscgjrl.

Io: (???)

La chiamata viene trasferita.

Rimango in attesa.

Tre squilli.

Cinque.

Dieci.

Al dodicesimo riattacco.

Proviamo con la squadra mobile, magari hanno più tempo e, se dico che i colleghi/rivali han fatto orecchie da mercante, forse saranno ancora più solerti.

Digito 1-1-3.

Tre squilli.

Cinque.

Sette.

La mia pazienza ha un limite, indipercui stacco la chiamata.

Mi affaccio alla finestra.

Non riesco a scorgere molto, ma non noto nessuno spargimento di sangue, i bollenti spiriti sembrano ormai spenti.

Via dei Ranuncoli torna tranquilla.

DA CIO’ SI EVINCE CHE:

1) Val la la pena sedersi in panciolle sulla riva del fiume e attendere che fluttui dinnanzi a se’ la carcassa del proprio nemico. [Plovelbio cinese]

2) Bisogna imparare dai film: la polizia arriva sempre troppo tardi. Se arriva. [Il Ciccio]

Stai a vedere che i savi ci avevan preso.

Nel dubbio, me ne mangio un altro paio.

L’Hondon calling / Il post più veloce della storia di questo blog

Posted in Uncategorized on 26 dicembre 2009 by Gemma

La situazione è oggettivamente paradossale ed ironica.

Se non fossi io, mi metterei a ridere.

Programmo un viaggio da due mesi e il giorno prima della partenza mi ritrovo costretta a letto da un mezzo attacco di nonsisacosa, una pseudo labirintite della domenica che stamani mi ha fatto sentire come un ubriaco a bordo di un aliscafo con mare forza 8.

Una goduria.

Il medico, sant’uomo, mi ha siringato di Plasil e spero che domattina il peggio sia passato e io mi trovi al check- in in forma smagliante.

Se così fosse…

Beh, carissimi, ci si vede nel MMX.

Sono tante, forse troppe le persone da salutare e citare, ma penso che quelle speciali sapranno bene qual che avrei voluto dire loro.

Il tempo, però, è tiranno.

Più del tempo, mia madre, che sa essere molto persuasiva quando di mezzo c’è la salute della sua bambina.

Pertanto, miei fedelissimi, non posso che augurarvi il meglio per l’anno che verrà e lasciarvi questo post, scritto in dieci minuti netti, che spero basti per salutarvi.

See ya!

A Natale puoi…

Posted in Uncategorized with tags , , , on 25 dicembre 2009 by Gemma

Da anni lo sostengo: Natale è una festa malinconica.

Commerciale, nemmeno a dirlo.

Fastidiosamente luccicante, sfavillante, schiaffa in faccia l’allegria anche a respingerla, la chiamano “atmosfera”, sembra quasi di respirarla, si insinua in quella fessurina tra due giri di sciarpa e pare destinata a contagiare chiunque tranne te.

Il centro delle città è caotico, le condizioni atmosferiche proibitive, lo stress è palpabile.

Il solo pensiero di sedersi a tavola per sei ore consecutive, imbullonati alle sedie e rimpinzati come oche da fois gras, basta a farci ingollare qualche pasticca di Maalox sin da due giorni prima, nella vana speranza di riuscire ad impermeabilizzare lo stomaco.

Per una perversa ironia della sorte, insomma, pare che per festeggiare il compleanno di Cristo si debba vivere un calvario.

Eppure…

Ripensare a quando eri piccola, quando non si attendeva che l’ora X per poter scartare tutti i regali con l’avidità che i bambini non riescono a nascondere…

Rifare la stessa cosa a distanza di quindici anni, con le persone a cui vuoi più bene, che si tratti di star seduti di fronte al caminetto o sugli scalini freddi e umidi di quello che pare l’unico ritrovo possibile nonostante il gelo…

Ciucciarsi per la seicentesima volta il corto della Disney con Paperon de’ Paperoni nel ruolo di Scrooge, che nonostante gli anni rimane sempre un must (assieme ai vari Mamma ho perso/riperso/straperso l’aereo e A nightmare before Christmas)…

E soprattutto: vedere un tuo carissimo amico, bardato di costume da Babbo Natale rimediato non si sa dove (con tanto di triplo cuscino a simulare una florida panza), scendere da una slitta azzurra 4×4 e improvvisare un’entrata teatrale sulle note dei Rammstein, gridando a squarciagola “OH! OH! OOOOOH! BUOOON NATAAALEEEEE!”, per la gioia del vicinato…

Son cose che mi fan ringraziare che ce ne sia almeno uno ogni 365 giorni.

Auguri, bestiacce.

Wolewo rowinarwi la giornata

Posted in Uncategorized on 25 novembre 2009 by Gemma

Perché?!” è ciò che mi son chiesta io, quando ho visto questa roba qua.

Perché?!” è ciò che vi chiederete voi, quando vedrete di che cosa si tratta.

La risposta nel prossimo numero. O al massimo cinque righe più su.

Ancient tale of anger management

Posted in Uncategorized with tags , , on 23 novembre 2009 by Gemma

Tempo fa, in mezzo a tutto il ciarpame di cui solitamente trabocca la mia casella di posta, scovai una storiella simpatica inviatami da un amico.

In questi giorni mi è tornata in mente, per cui va da se’ che ora ve la ciucciate.

Forse non sarà fedelissima al racconto originale, eh, ma insomma spero che renda uguale.

C’ERA UNA VOLTA…

…un ragazzino, non più bambino, ma non ancora adolescente, il quale era parecchio, ma parecchio incazzoso.

Al limite del rognoso, come oggi sono solo quei piccoli cabinotti viziati e arroganti cui tutto è dovuto, che le mamme depositano a scuola/lezione di nuoto dall’alto del loro SUV tra una seduta di acido ialuronico e una palpata dell’istruttore di fitness (sebbene al tempo della storiella non ci fossero ne’ SUV ne’ mamme conciate come teenager ne’ il nuoto).

Questo ragazzino, dicevamo, aveva sempre qualche motivo per essere scontento o litigare con qualcuno, e più litigava più si irritava, e più si irritava più attaccava briga, in un circolo vizioso da cui l’imberbe spaccamaroni pareva destinato a non uscire più.

Il babbo, invece di rivolgersi allo psicanalista di turno o imbottire il figliolo di Rohypnol, lo prese da parte dopo l’ennesima sfuriata, gli mise un martelllo in mano e gli disse:

“Figlio mio. Da questo momento in poi, ogni volta che ti sarai arrabbiato con qualcuno, prenderai un chiodo e lo pianterai nella staccionata di casa!”.

Il primo giorno il pargolo ne conficcò così tanti che il primo palo della recinzione somigliava vagamente ad una pianta grassa.

E così via il secondo giorno, così come il terzo.

Dopo una settimana lo sbarbino intuì che sarebbe stato più arguto evitare di farsi saltare la mosca al naso per ogni quisquilia, invece di crivellare la povera palizzata.

Pertanto, poco per volta, cercò di imparare a dominare la propria irascibilità e, di conseguenza, iniziò a diminuire il numero di chiodi piantati ogni giorno…

Finchè, una bella giornata di sole, mentre gli uccellini cinguettavano e le caprette ti facevano ciao, il ragazzino riuscì a non conficcarne neppure uno!

Quando, tutto orgoglioso, tornò dal babbo, si sentì dire:

“Complimenti, figlio mio, sono fiero di te! Ma il tuo lavoro non è ancora finito…”

(Lo sapevo che il vecchio mi avrebbe fregato, pensò. Ma non disse nulla, per non tradirsi.)

“Ora -continuò il padre-, per ogni volta che ti sarai scusato per le tue azioni ed avrai avuto una buona parola per qualcuno, sarai autorizzato a togliere uno e un solo chiodo dalla recinzione”.

Il ragazzino si armò di pazienza e buoni propositi e passarono giorni, per non dire settimane, per non dire mesi…

Finchè un bel dì, uno di quelli con il sole e gli uccellini cinguettanti e le caprette educate (vedi sopra), si rese conto di averli finalmente rimossi tutti!

Il padre, volendo verificare di persona, si recò assieme a lui presso lo steccato, che pareva un muro di Belgrado dopo la guerra civile, e disse:

“Ragazzo mio, sono davvero contento per te.

Ora, però, osserva com’è ridotta la recinzione: vedi tutti quei fori?

Cerca di tener presente che per ciascuno di essi qualcuno ha sofferto, si è angustiato, è rimasto offeso o deluso.

Ed è così che va la vita.

Puoi piantare un chiodo, poi toglierlo…

Così come puoi conficcare un pugnale in un uomo, per poi ritrarlo.

Ma rimarrà comunque una ferita che non si rimarginerà facilmente, se mai guarirà.

E vedi, le parole sono ancor più affilate di qualunque lama.

Non puoi scagliarle e pretendere che tutto torni come prima, una volta pronunciate.

Ma puoi far sì che in futuro nessuno abbia a soffrire per causa loro.”

[Fin]

Questa è solo una storiella, peraltro vecchia quanto il mondo (o almeno quanto i chiodi!), ma la volevo regalare a un paio di persone a me care, che credo capiranno il perché.

Vi voglio bene, chicas.

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