Archivio per novembre, 2009

Wolewo rowinarwi la giornata

Posted in Uncategorized on 25 novembre 2009 by Gemma

Perché?!” è ciò che mi son chiesta io, quando ho visto questa roba qua.

Perché?!” è ciò che vi chiederete voi, quando vedrete di che cosa si tratta.

La risposta nel prossimo numero. O al massimo cinque righe più su.

Ancient tale of anger management

Posted in Uncategorized with tags , , on 23 novembre 2009 by Gemma

Tempo fa, in mezzo a tutto il ciarpame di cui solitamente trabocca la mia casella di posta, scovai una storiella simpatica inviatami da un amico.

In questi giorni mi è tornata in mente, per cui va da se’ che ora ve la ciucciate.

Forse non sarà fedelissima al racconto originale, eh, ma insomma spero che renda uguale.

C’ERA UNA VOLTA…

…un ragazzino, non più bambino, ma non ancora adolescente, il quale era parecchio, ma parecchio incazzoso.

Al limite del rognoso, come oggi sono solo quei piccoli cabinotti viziati e arroganti cui tutto è dovuto, che le mamme depositano a scuola/lezione di nuoto dall’alto del loro SUV tra una seduta di acido ialuronico e una palpata dell’istruttore di fitness (sebbene al tempo della storiella non ci fossero ne’ SUV ne’ mamme conciate come teenager ne’ il nuoto).

Questo ragazzino, dicevamo, aveva sempre qualche motivo per essere scontento o litigare con qualcuno, e più litigava più si irritava, e più si irritava più attaccava briga, in un circolo vizioso da cui l’imberbe spaccamaroni pareva destinato a non uscire più.

Il babbo, invece di rivolgersi allo psicanalista di turno o imbottire il figliolo di Rohypnol, lo prese da parte dopo l’ennesima sfuriata, gli mise un martelllo in mano e gli disse:

“Figlio mio. Da questo momento in poi, ogni volta che ti sarai arrabbiato con qualcuno, prenderai un chiodo e lo pianterai nella staccionata di casa!”.

Il primo giorno il pargolo ne conficcò così tanti che il primo palo della recinzione somigliava vagamente ad una pianta grassa.

E così via il secondo giorno, così come il terzo.

Dopo una settimana lo sbarbino intuì che sarebbe stato più arguto evitare di farsi saltare la mosca al naso per ogni quisquilia, invece di crivellare la povera palizzata.

Pertanto, poco per volta, cercò di imparare a dominare la propria irascibilità e, di conseguenza, iniziò a diminuire il numero di chiodi piantati ogni giorno…

Finchè, una bella giornata di sole, mentre gli uccellini cinguettavano e le caprette ti facevano ciao, il ragazzino riuscì a non conficcarne neppure uno!

Quando, tutto orgoglioso, tornò dal babbo, si sentì dire:

“Complimenti, figlio mio, sono fiero di te! Ma il tuo lavoro non è ancora finito…”

(Lo sapevo che il vecchio mi avrebbe fregato, pensò. Ma non disse nulla, per non tradirsi.)

“Ora -continuò il padre-, per ogni volta che ti sarai scusato per le tue azioni ed avrai avuto una buona parola per qualcuno, sarai autorizzato a togliere uno e un solo chiodo dalla recinzione”.

Il ragazzino si armò di pazienza e buoni propositi e passarono giorni, per non dire settimane, per non dire mesi…

Finchè un bel dì, uno di quelli con il sole e gli uccellini cinguettanti e le caprette educate (vedi sopra), si rese conto di averli finalmente rimossi tutti!

Il padre, volendo verificare di persona, si recò assieme a lui presso lo steccato, che pareva un muro di Belgrado dopo la guerra civile, e disse:

“Ragazzo mio, sono davvero contento per te.

Ora, però, osserva com’è ridotta la recinzione: vedi tutti quei fori?

Cerca di tener presente che per ciascuno di essi qualcuno ha sofferto, si è angustiato, è rimasto offeso o deluso.

Ed è così che va la vita.

Puoi piantare un chiodo, poi toglierlo…

Così come puoi conficcare un pugnale in un uomo, per poi ritrarlo.

Ma rimarrà comunque una ferita che non si rimarginerà facilmente, se mai guarirà.

E vedi, le parole sono ancor più affilate di qualunque lama.

Non puoi scagliarle e pretendere che tutto torni come prima, una volta pronunciate.

Ma puoi far sì che in futuro nessuno abbia a soffrire per causa loro.”

[Fin]

Questa è solo una storiella, peraltro vecchia quanto il mondo (o almeno quanto i chiodi!), ma la volevo regalare a un paio di persone a me care, che credo capiranno il perché.

Vi voglio bene, chicas.

Crucify THIS!

Posted in Uncategorized with tags , , on 6 novembre 2009 by Gemma

Penso che tutti sappiate della recente decisione della Corte europea dei diritti (pfui!) umani di Strasburgo che impone al nostro Paese l’obbligo di togliere i crocifissi dalle aule.

Ebbene, non posso esimermi dall’esprimere il mio sdegno!

Come si permettono questi barbari incivili ed impostori, questi togatucoli da strapazzo, questi satanassi sotto mentite spoglie, dall’alto delle seggioline delle loro Corti (sarà che si sentono dei piccoli reucci?), di interferire con la tradizione, la cultura, il sentimento religioso di un popolo di santi, di poeti, di trasmigratori e di fratelli (Grandi), in barba a un Patto solenne stipulato dalle massime autorità del tempo (tra le quali ci piace ricordare l’allora Presidente del Consiglio, stimatissimo Ben. Muss., ndr)?

Inconcepibile.

Il sacroessànto diritto di alzar le teste dal banco e ritrovarlo lì, ritrovare Lui, a braccia aperte, in un gesto che pareva lenire la nostra profonda sofferenza nelle ore di latino (Lui, che del resto coi Romani antichi non ci andava d’accordo manco pe’ gnènte), Lui che colla sua infinita bontà sembrava abbracciare noi e il Mondo intiero, che, seppure in scala 1:5.000.000, si inchinava ai suoi piedi (o meglio sotto i suoi piedi, visto che stava sempre appeso a ridosso del planisfero della DeAgostini), ci è stato scippato da una manica di scellerati che, in nome di una cosiddetta laicità, che subdolamente propinano come un valore, depredano una Nazione della propria identità.

Noi, orgogliosi membri della stirpe che discende da Enea e culmina in Fedro, noi, paladini del Made in Italy, non ci faremo calpestare da vili irredenti che spalancano le porte al seme della discordia, della mescolanza tra razze, della promiscuità etnica, che precludono allo sfacelo della nostra nobile ed antica civiltà: pertanto rivendichiamo la sovranità della cultura italocristiana (o cristomaccheronica, come preferite) e diciamo

SI’ al Crocifisso, NO all’oscurantismo eurobolscevico!

SI’ alla polenta, NO al cous cous!

SI’ a Valsoia, NO al colesterolo!

Non solo difenderemo a spada tratta uno degli emblemi del nostro (e solo nostro) patrimonio culturale: ne aggiungeremo ALTRI, a rammentare alle masse musulmarxiste, frociolaiche e clericofobiche che a noi non la si fa.

Difendete il Crocifisso, certo, sigillatelo alle pareti delle aule anche ricorrendo al SuperAttak.

Ma non solo!

Affiggete in ogni luogo pubblico le ricette di mammà, la gondola souvenir di Venezia, il mandolino, il calendario della Ferilli, la boccia di vetro con dentro il Duomo che la agiti e sembra che nevichi, mandate a memoria la formazione della Nazionale ai Mondiali del 2006 e pure quella dell’82, date prova d’essere Italiani, e per fortuna che lo siete.

Riverite la nostra Bandiera, il cui accostamento cromatico non può che ricordarci il verde e rigoglioso basilico, il rosso e polposo Pachino, la bianca e succosa mozzarella, e la prossima volta che addentate un trancio di margherita raccoglietevi in voi stessi e riflettete sul significato patriottico di quanto avete appena fatto (un suggerimento pratico: qualora veniate colti improvvisamente da un afflato nazionalistico, evitate comunque di sventolare il suddetto vessillo, non foss’altro che grande sarebbe il rischio di ungersi i calzoni).

Pertanto, fratelli di un’Italia che più ch’esser desta sembra ronfare sonoramente, non abbiate timore di mostrare con orgoglio le vostre origini!

Sgombrate la mente da ogni fuorviante strascico illuminista: la Verità è una e grazie a Dio sta dalla nostra parte.

Viva i Patti del ’29!

Viva l’Italia!

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