The straw that broke the Camel’s pack

Che poi, perché le avran battezzate Camel se quel coso lì lè un dromedario?

Che poi, perché le avranno battezzate "Camel" se quello sul pacchetto è un dromedario?!

Mi è successa una cosa strana.

(A proposito, lieta di rivedervi! Come va? Anche voi alle prese con la tintarella che batte in ritirata riducendovi le braccine ad un manto leopardato? Consolatevi, tra poco lasceranno il posto ad una nuance mozzarella di cui non vi libererete prima di altri 9 mesi!)

Mi è successa una cosa strana, dicevo. Strana e bella!

Non fumo più.

Ma non è questa la cosa strana e bella.

Lasciate che vi spieghi: ho fumato la mia ultima sigaretta ed è una decisione definitiva (non fatemi dire “la accendiamo”).

E non perché sia consapevole che si tratta di un suicidio rateizzato in pacchetti da venti, ne’ per risparmiare quei quattro soldi, che sicuramente spenderò in altre cacate.

Non mi hanno impressionato le statistiche, gli allarmi, le ridicole campagne anti-tabacco promosse da coloro che poi incassano la tassa sul monopolio di Stato, l’OMS, non è stato Allen Carr con il suo “Smettere di fumare è facile, se sai come farlo“, sebbene mi abbia fornito dei consigli utili e tutt’altro che banali.

Non m’importa dei dentini affumicati , delle dita ingiallite, della cortina maleodorante che avvolge vestiti, tende e lenzuola nella mia stanzetta.

Non ho scrupoli ambientalisti (sebbene io sappia che un comune mozzicone si degrada in… Oh, beh, molti, moltissimi anni, nel qual tempo riesce ad inquinare… Oh, beh, altrettanti, altrettantissimi metri cubi di Madre Terra) ne’ velleità da anarKiKo no-global della domenica che decide di boicottare le grandi multinazionali del tabacco per poi stroncarsi di canne foraggiando uno dei più beceri mercati nell’universo della criminalità.

Non c’entra la visione di Into the Wild, dove il protagonista, un romantico figaccione in cerca di avventure estreme, brucia tutti i suoi soldi e butta via anche le sigarette (!) per andare a vivere -literally- in culo ai lupi.

Non ho sviluppato simpatie neonaziste (ed è noto che durante il Terzo Reich furono promosse corpose campagne anti-tabacco, come è vero che ogni non fumatore ha un atteggiamento da SS nei confronti dei tabagisti).

Non sto facendo a gara con qualche altro imbecille, nè si tratta di una prova di forza.

Non cerco di vincere una scommessa.

Quindi… Perché?

Ed ecco la cosa strana e anche bella: non ho una risposta che non sia un puerile “Perchè sì!”.

Però…

Non so com’è.

Ma mi sento felice.

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2 Risposte to “The straw that broke the Camel’s pack”

  1. brava!!
    te vojo bèn*

  2. simogranata Says:

    hai detto tutto con “mi sento felice” 🙂

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