Una splendida giornata / (I torinesi ammazzano il sabato)

Non so voi, ma quando succede di:

  • svegliarti inspiegabilmente di buon umore;
  • girare per la città sottobraccio a mammà e trascorrere una mattinata cazzeggiando fra chiacchiere e caffè, alla ricerca del paio di scarpe definitivo… E riuscire a trovarlo;
  • rifocillarti con una piada squacquerone, crudo e rucola;
  • aspettare il tuo gruppo preferito (vivendo l’attesa con l’emozione di una scolaretta il primo giorno di scuola), incontrare di persona ognuno dei ragazzi, toccarli con mano, ascoltarne la voce “nuda”, senza sentirla provenire dallo stereo di casa o dalle maxicasse di un palazzetto, scoprire il volto umano di gente che fino a ieri avevi visto solamente un gradino più su e capire che son persone che ti garbano un sacco;
  • passeggiare al fianco di un’amica, ingannare il tempo scattando foto colorate ai passanti e sentirti come alla gita di quinta elementare, quando in mano avevi una Kodak usa e getta che sfornava inquadrature del tutto “personali”;
  • arrivare presto presto sotto un palco per riuscire a star davanti, aspettare che si faccia sera e sostentarti nell’attesa con un paio di Moretti e nulla più;
  • conoscere un’allegra e loquace donnina di mezza età, professoressa di biologia (!), che ne sa molto più di te sul tuo gruppo prediletto (tant’è che ti istruisce su nome e cognome del bassista, quasi a dire “Beccati questo, sbarbina”) e che lo segue al pari di una groupie, ascoltare i suoi racconti di concerti stramitici, scoprire che l’anno scorso c’era pure lei sotto quella pioggia battente, sorbirti le foto dei suoi gatti e pensare che fra trenta o quarant’anni speri di avere il suo stesso, vorace appetito per la musica dal vivo;
  • assistere a un concerto più che mai coinvolgente,

  • divertente,

  • infine toccante (anche nel senso di: sgomitante!),

  • ballare, urlare, spingere, cantare a un metro dalle transenne, fra ragazzini biondi dal volto di putto che tracannano birra come fosse latte e bestioni esagitati che pigiano le prime file, le quali assumono la conformazione e densità di un fascio di asparagi;
  • lasciare la piazza dopo lo spettacolo, passeggiare per una via defilata, veder passare a fianco una coppia di sconosciuti, notare grazie alla tua amica la singolare somiglianza di lui con un certo frontman di vostra conoscenza, osservare lo sconosciuto mentre si volta verso di voi e notare che effettivamente si tratta di lui, rimanere basite per mezzo secondo biascicando un timido saluto (al quale risponde cordialmente) e vederlo trottar via dissolvendosi nella notte;
  • aver bisogno di un maxipanino unto e bisunto per rigovernare il proprio stato d’animo;
  • respirare un po’ del sudore dei Murazzi, giusto per non dimenticarselo;
  • tornare a casa ancora elettrizzata, dar fondo all’ultima stilla di energia parlottando del più, del meno, del per e del diviso;
  • prender sonno con le labbra fossilizzate in un sorriso idiota.

Dicevo, quando le coincidenze vogliono che tutto ciò si concentri nell’arco di meno di ventiquattr’ore… Eh.

Son cose.

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2 Risposte to “Una splendida giornata / (I torinesi ammazzano il sabato)”

  1. lameriz Says:

    Mitica Jem…
    io mi sn persa Bugo…ma spero di rifarmi…

    e prima o poi…me lo dirai!si me lo dirai! dove compri quelle magliette fighissime!!!

    a presto beibe…

    lameriz

    (sul tuo blog così rock’n roll nn posso kiamarmi zia maria…)

  2. U.K.N. littol Wayne F.D.V. Says:

    Puttana di quella impalata madrina zoppa che recita nel bianco vomito di sua madre ubriaca sudicia e viscida di liquame sebaceo se mi devo esser perso un bel concerto.. maledetta scarsa voglia di svegliarmi.. kiedo scusa Femmina..tu e le tue parole mi feriscono… ma al quantempo mi rendono un pokino partecipe.. grazie!

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