Archivio per aprile, 2009

Visto oggi

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , on 28 aprile 2009 by Gemma

Mare aperto, cielo plumbeo, tempesta violenta.

In mezzo alla burrasca si scorge una grossa imbarcazione a vela, color grigio scuro, che lotta contro i flutti.

L’ inquadratura si sposta lentamente, si fa strada tra gli scrosci potenti, si muove lungo la fiancata sulla quale campeggia una scritta in un verde non troppo brillante, “G********e”.

In coperta si intravedono vari personaggi, tra cui un marinaio in impermeabile giallo che si da il suo porco da fare perchè non vada tutto a picco, l’azione si svolge al rallentatore.

A dire il vero sembra un remake a basso costo di una scena de “Pirati dei Caraibi”, si avverte il pesante tocco della computer grafica, con un’atmosfera a un tempo epica e però fittizia, un po’ come dentro un’attrazione di Disneyworld (che poi a parer mio fu la vera ispirazione artistica per il suddetto film, ma va beh).

Piano piano, l’inquadratura si sposta dal fianco dello scafo alla poppa, dove un sosia di Danny De Vito, anch’egli in un impermeabile giallo che lo rende somigliante ad una boa di segnalazione, è aggrappato al parapetto da cui si sporge pericolosamente, nella tipica posa di chi soffre di mal di mare e forse preferirebbe buttarvisi, piuttosto che prolungare la propria agonia.

Sembra che sia in procinto di rivedere la cena della sera prima e…

Lo fa.

Lo fa davvero.

Vomita.

E l’occhio del regista non indugia, riprende TUTTO, anche il suddetto liquame, persino la bava penzolante dalla bocca, sempre con la stessa tecnica slow-motion che in questo caso risulta impietosa (e disgustosa).

Mentre l’inquadratura si allontana ecco che arriva lo slogan ad effetto:

Non serve imbarcarti per salvare il pianeta – Devolvi il tuo 5 x 1000 a Greenpeace

A me, dopo questo spot, è venuta voglia di donarlo ad una multinazionale del petrolio.

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Una splendida giornata / (I torinesi ammazzano il sabato)

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , on 27 aprile 2009 by Gemma

Non so voi, ma quando succede di:

  • svegliarti inspiegabilmente di buon umore;
  • girare per la città sottobraccio a mammà e trascorrere una mattinata cazzeggiando fra chiacchiere e caffè, alla ricerca del paio di scarpe definitivo… E riuscire a trovarlo;
  • rifocillarti con una piada squacquerone, crudo e rucola;
  • aspettare il tuo gruppo preferito (vivendo l’attesa con l’emozione di una scolaretta il primo giorno di scuola), incontrare di persona ognuno dei ragazzi, toccarli con mano, ascoltarne la voce “nuda”, senza sentirla provenire dallo stereo di casa o dalle maxicasse di un palazzetto, scoprire il volto umano di gente che fino a ieri avevi visto solamente un gradino più su e capire che son persone che ti garbano un sacco;
  • passeggiare al fianco di un’amica, ingannare il tempo scattando foto colorate ai passanti e sentirti come alla gita di quinta elementare, quando in mano avevi una Kodak usa e getta che sfornava inquadrature del tutto “personali”;
  • arrivare presto presto sotto un palco per riuscire a star davanti, aspettare che si faccia sera e sostentarti nell’attesa con un paio di Moretti e nulla più;
  • conoscere un’allegra e loquace donnina di mezza età, professoressa di biologia (!), che ne sa molto più di te sul tuo gruppo prediletto (tant’è che ti istruisce su nome e cognome del bassista, quasi a dire “Beccati questo, sbarbina”) e che lo segue al pari di una groupie, ascoltare i suoi racconti di concerti stramitici, scoprire che l’anno scorso c’era pure lei sotto quella pioggia battente, sorbirti le foto dei suoi gatti e pensare che fra trenta o quarant’anni speri di avere il suo stesso, vorace appetito per la musica dal vivo;
  • assistere a un concerto più che mai coinvolgente,

  • divertente,

  • infine toccante (anche nel senso di: sgomitante!),

  • ballare, urlare, spingere, cantare a un metro dalle transenne, fra ragazzini biondi dal volto di putto che tracannano birra come fosse latte e bestioni esagitati che pigiano le prime file, le quali assumono la conformazione e densità di un fascio di asparagi;
  • lasciare la piazza dopo lo spettacolo, passeggiare per una via defilata, veder passare a fianco una coppia di sconosciuti, notare grazie alla tua amica la singolare somiglianza di lui con un certo frontman di vostra conoscenza, osservare lo sconosciuto mentre si volta verso di voi e notare che effettivamente si tratta di lui, rimanere basite per mezzo secondo biascicando un timido saluto (al quale risponde cordialmente) e vederlo trottar via dissolvendosi nella notte;
  • aver bisogno di un maxipanino unto e bisunto per rigovernare il proprio stato d’animo;
  • respirare un po’ del sudore dei Murazzi, giusto per non dimenticarselo;
  • tornare a casa ancora elettrizzata, dar fondo all’ultima stilla di energia parlottando del più, del meno, del per e del diviso;
  • prender sonno con le labbra fossilizzate in un sorriso idiota.

Dicevo, quando le coincidenze vogliono che tutto ciò si concentri nell’arco di meno di ventiquattr’ore… Eh.

Son cose.

Dio c’è, ma non si vede

Posted in Uncategorized with tags , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , on 9 aprile 2009 by Gemma

Ebbene sì, si ritorna sulla blogosfera, dopo ben due mesi di assenza, con un tema di grande impatto, per cui se volete andare a farvi dei popcorn al microonde o magari una pausa-toilette questo è il momento adatto, perchè il prossimo Autogrill sarà tra 50 km.

Quella che vi presento è una personale interpretazione della sottoscritta pervenuta tra i mistici fumi di un nasello cucinato alla piastra, ogni riferimento a divinità realmente esistenti è accidentale e non voluto, casomai sperato.

Ecco, il fatto è che mi sono ritrovata a pensare che l’ateismo in fondo mi stia stretto.

Ho avvertito dei tonfi sordi, spero che nessuno sia caduto dalla sedia.

Forse è solo che non riesco a fare i conti con la straordinaria materialità che permea le convinzioni dell’ateo-tipo e che non mi rassegno all’idea del “dopo-…..” (ecco, non riesco nemmeno a pronunciarlo, diciamo solo all’idea del “dopo”) inteso come un mero decadimento cellulare.

Non so voi, ma a me da notevolmente fastidio questa sorta di itinerario programmato, una sorta di “Concludi la tua esistenza in 6 semplici mosse”: nasci –> vivi –> ti diverti –> ti acciacchi –> vivacchi –> muo… Ehm… Insomma, arrivi al “dunque” chiedendoti se ci sia un “dopo”, ma intanto il “dunque” è arrivato e buonanotte ai sorci.

Ho percepito dei fruscii malcelati, immagino che le manine del gentile pubblico abbiano abbandonato temporaneamente il mouse per andare a posarsi sui gioielli di famiglia, ma se così fosse sarebbe soltanto una conferma che il tema è sentitamente vissuto.

Ecco, dicevo, per far fronte a questo disturbo, contro il quale non basta una fiala di Enterogermina, ho deciso (come peraltro il 98% dei così detti “credenti”) di farmi un piccolo Dio su misura.

Diciamocelo, a chi non è mai venuta la tentazione di andare al Self, comprare qualche foglio di compensato, chiodi, vernice, carta vetrata, forbici con la punta arrotondata, modellare e unire il tutto con abbondante colla vvvvvinìlica ed ottenere così il proprio idolo pret-à-porter?

Perchè insomma, o questo o la vuota rassegnazione che siamo solo mucchietti di atomi zigzaganti pel cosmo.

E dunque, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, ho deciso di prendere per buona l’ipotesi che Dio effettivamente esista!

Per rafforzare questo processo di autoconvinzione proverò a parlarne al presente e ad elaborare una sua ontologia, giusto per vedere l’effetto che fa.

E dunque cominciamo con l’affermare che (rullo di tamburi):

Dio C’E’.

E’ il mio, non pretendo che sia il tuo a  meno che tu non lo voglia, ma in fondo che fastidio ti do? “Dopo” vedremo chi ha ragione. O forse non lo vedremo affatto (‘azz! Ancora strascichi da ateismo!). Ma intanto ne abbiamo uno a testa, quindi le probabilità sono uguali.

Ah, il mio Dio è uno e non trino, perchè ha trovato una cura per il disturbo bipolare. O tripolare, in questo caso.

Dio c’è, dicevo.

Ma non ha il potere di agire su ciò che facciamo, ne’  di evitare le catastrofi naturali. Inutile dire che non ci ha neanche creato. Semplicemente… C’è. C’era anche da prima di noialtri primati, ma non sa bene nemmeno Lui come ci è arrivato, in questo marasma universale.

Quindi è inutile innalzare altari o templi per ingraziarsi la Sua benevolenza (Dio non ama i lecchini gli adulatori), a meno che non si voglia dare lavoro a migliaia di architetti, operai ed assessori comunali che ci delizino con opere straordinarie; come, del resto, sono inutili le preghiere perchè avvenga qualcosa di positivo ad opera sua (Sua maiuscola, pardon). Ipotizzando che abbia un aspetto e che questo aspetto sia antropomorfo, potremmo utilizzare la metafora delle “mani legate” per dire che, delle cose del Mondo, non si occupa. Perchè proprio non può. Il mio Dio ha dei limiti e sa riconoscerli.

Dio c’è.

Ma a che cosa serve, se non può agire sulla Terra?

A che cosa servi, TU?”, potrebbe risponderti.

Ma il mio Dio, che è buono-buono come un panettone lievitato piano-piano, si siederebbe accanto a te (sempre ammesso che sia antropomorfo e pertanto dotato di natiche sulle quali adagiarsi) e inizierebbe a spiegarti che si è creato un’occupazione su misura per far fronte alla noia che lo ha attanagliato per le ere geologiche che hanno preceduto l’uomo. Insomma, non aveva ragione di esistere, quindi se ne è creata una. E dato che tutte le professioni farlocche tipo mediatore del disegno web dell’area culturale intradimensionale (?) o Presidente del Consiglio (???) erano già state prese, ha deciso di dilettarsi nell’amministrare la sua personale divina idea di giustizia fra le anime che giungono al Suo cospetto. Sì, il mio Dio è un giudice. Ma non dategli della toga rossa, o scatena l’ira di Di… Ehm… Beh, è ridondante. Comunque su quest’aspetto ritorneremo più avanti.

Dio c’è.

E’ onnisciente, nel senso che comprende alla perfezione ogni aspetto della vita, ogni reazione fisica o chimica, ogni formula matematica, il mio Dio è meglio dell’ MIT. Ma dato che non agisce in questo Mondo, non può azzardarsi a “consegnarci il fuoco”. Al massimo ci farà capire tutto “dopo”, quando lo raggiungeremo. Più che altro, sogghigna pensando alle facce di tutti quegli scienziati quando finalmente spiegherà loro PERCHE’ si verificava sempre quel tale errore in quel talaltro esperimento.

Dio c’è.

E indossa davvero un gran bel gilet, come canta Luciano, ma col cavolo che glie lo presterebbe per farci un giro. E soprattutto non ha idea di chi prenderà l’Inter, perchè il mio Dio è onnisciente, ma non prevede il futuro (altrimenti che gusto ci sarebbe?). Tuttavia ha sviluppato una certa esperienza, in questi miliardi di anni, pertanto riesce ad azzeccare quasi tutte le schedine. A parte quella del 5 maggio 2002, perchè quello che successe non se l’aspettava neanche Lui.

Dio c’è.

Ed ama l’arte, la musica, la pittura e la letteratura.

Legge e rilegge i poemi di Shakespeare (quelli composti “dopo”, moooolto meglio di quelli che conosciamo noi), le satire di Swift, gli scritti di Schiller (beato lui che sa il tedesco… (…Dio, non Schiller!)); ascolta famosi compositori, ma spesso si lascia andare e mette su il Vasco degli esordi o la discografia degli Afterhours; ha una galleria piena delle opere di tutti i più grandi artisti e pittori, con i quali ride a crepapelle quando a “Mai Dire Grande Fratello Show” Natalino Balasso ripropone i loro capolavori nella rubrica “Storia minima dell’arte”. Del resto, anche a Dio piacciono i bìgoli con le lugàneghe (e canta “Marieta, damene per caritàààààààààààààà!“).

Dio c’è.

E adora il cinema!

Era proprio Lui che telefonò a Charlie (aka Nuwanda) per chiedere al preside Nolan di ammettere le ragazze a Welton!

Ma con i Marines non ci si arrapa proprio per nulla, checchè ne dica il sergente Hartman.

Dio c’è.

Ed è un magistrato, dicevamo poc’anzi.

Il che non lo rende particolarmente simpatico a molti personaggi che conosciamo, ma Lui se ne fa un baffo (sempre ammesso che…Ok, prendiamo per buono che assomigli ad un essere umano o non ci schiodiamo più!).

Del resto, è Dio.

E sa valutare e distinguere buoni e cattivi e anche tutti quelli nel mezzo.

Tra l’altro il mio Dio ha un gran senso dell’umorismo, ragion per cui crede nell’ironia del contrappasso e adora un certo Alighieri che, a Suo dire, è stato un’immensa fonte di ispirazione.

Dio c’è.

E al momento giusto saprà cosa fare.

Quando avrà carta bianca e al Suo cospetto giungeranno, ad esempio, gli sciacalli che in questi giorni serpeggiano fra le case dei terremotati, li condannerà a costruire monumentali palazzi con tonnellate di sterco, che si riverserà sulle loro capocce in seguito ad una bella pacca ai pilastri portanti.

Quando si presenteranno alla Sua porta stupratori e bestie di tal fatta, acquisterà dal catalogo di Postalmarket il nuovo modello di vibratore al titanio “Ultimate Skorpion Destruktor Mach III” , lo lubrificherà con salsa wasabi, peperoncino e sale grosso e farcirà ben benino i loro culetti.

E questo è nulla.

Pensate a quante altre scempiaggini è stato in grado di concepire l’umanissimo genere umano nella sua storia plurimillenaria: per ognuna di queste, il mio Dio ha almeno 3 o 4 ideuzze per “riparare” alle varie porcherie sino ad ora perpetrate da noi sedicenti homo sapiens, più qualche bozza scarabocchiata qua e là nei ritagli di tempo.

Dio c’è, dunque.

EDio stasera andrò a letto tranquilla, sicura di non aver commesso errori di battitura nemmeno in questa frase e che il mio Dio abbia in mano la situazione e mi attenda (senza fretta!) per spalancare le saracinesche della conoscenza e rendermi partecipe dei misteri di questo pazzo pazzo mondo di tasse.

Ma se vi sorge il dubbio che questo mio Dio vi ricordi qualcuno di vostra conoscenza, vi invito a riflettere sul vostro, (sempre che ne abbiate, razza di eretici miscredenti!) e a pensare a quanto di voi si rifletta in Lui (o perchè no? In Lei!).

Esemplare, in tal senso, è la massima di Morandotti:

IO, abbreviazione di… DIO.”

E se siete arrivati a leggere questa riga, da oggi i miei idoli siete voi!

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