La guerra dei mondi

Dopo settimane che il mondo non parla d’altro, mi sono decisa a scrivere due righe su quel conflitto che non ha più bisogno di presentazioni, dato che anima le prime pagine dei giornali da tempo, e che viene vissuto da più parti come un gioco di equilibristi su un filo così teso che troppe volte si è clamorosamente spezzato.

Non è facile, per chi non conosce bene (me compresa) questa delicatissima situazione, esprimere un giudizio.

La posta in gioco pare a tutti troppo alta per le solite considerazioni da salotto mediatico, dato che i risvolti emotivi e morali di un discorso di tale portata non possono che toccare nel profondo.

Da una parte, le ragioni di coloro che vogliono portare avanti una scelta, fatta di strategie anche invasive, volta al rafforzamento ed all’affermazione della propria identità.

Dall’altra, coloro che soffrono per una perdita inconsolabile e si struggono e lottano per la sopravvivenza di una bandiera. O, senza esagerare, della propria anima.

In mezzo, i sofismi della diplomazia, i balletti, le carte, gli incontri che portano ad un nulla di fatto.

Il denaro.

Benchè paia squallido tirare in ballo questo Dio, in un’universo che si costella di eroi, combattenti, di semplici uomini, di figli di ideali antichi che ancor oggi infiammano molti, ma che le cronache odierne hanno relegato in secondo piano.

Trovo che sarebbe inopportuno, da parte mia, entrare nel merito di fatti ben più grandi di me medesima e mi astengo da ogni considerazione che possa ledere la sensibilità di ognuno.

Per una volta però, e mi meraviglio di ciò (segno che fatti straordinari possono suscitare reazioni davvero fuori dall’ordinario), ho ritenuto apprezzabile la vicinanza che il nostro Premier ha dimostrato a coloro che più hanno da perdere, in una situazione come questa, ed ho trovato degne di rispetto le sue parole verso uomini (e donne) che, seppure non sento come immediatamente vicini, sicuramente ritengo affini in quanto animati da una viva passione, a volte frustrati, a volte illusi, ma mai arresi.

E, in particolare, mi piacerebbe sottolineare il piglio sicuro con cui ha pronunciato una frase a dire il vero alquanto semplice, ma capace di portare una ventata di speranza a migliaia di persone:

“Kakà rimane con noi!”

E i cugini milanisti festeggiano la pace ritrovata.

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