REM

Autorevolisssssimi Frammenti autobiografici –

Una strana giornata, sebbene non diversa da molte altre.

Di quelle che partono pigre, ma poi proseguono in crescendo.

Mi trovo con una compagnia discretamente numerosa in quel di Castagnole Lanze, terra celebre per due peculiarità: il Barbera e la musica dal vivo.

Siamo tutti elettrizzati perchè di lì a poco ci sarà il concerto che attendiamo da mesi.

I contorni delle cose appaiono curiosamente sfocati, magia del folklore (o del vinello locale).

Stiamo bighellonando in giro quand’ecco che a un bel punto, nel ristorante all’angolo della piazza, rimaniamo abbacinati da una visione celestiale: Michael Stipe in carne ed ossa.

Il quale si sta cucinando da solo un bel piatto di pastasciutta (vegetariana, of course).

L’occasione è imperdibile. Ci avviciniamo cauti e chiediamo delucidazioni ai camerieri. Loro ci spiegano che è sua abitudine dilettarsi ai fornelli. Del resto è anche proprietario di un ristorante dalle sue parti, quindi non perde occasione per tenersi in esercizio e chi può biasimarlo? C’è un odorino squisito.

Terrorizzati all’idea di lasciarcelo sfuggire, lo bracchiamo all’uscita del locale.

Lui, vestito in total black con tanto di maglioncino a girocollo nonostante il caldo estivo, si mostra disponibile e dopo i primi convenevoli (dove la sottoscritta, per fare la brillante, gli domanda se per caso si faccia da mangiare da se’ per risparmiare), un po’ come un reduce che confronta le cicatrici con i commilitoni, ci mostra la gamba destra -urùr!- fratturata ed immobilizzata da un tutore.

Noi trasaliamo, pensiamo che per il concerto non ci sia più speranza. Il frontman, stoicamente, dice che il problema non è tanto quello, quanto una fastidiosa influenza con tanto di febbre a quaranta (ecco spiegata la tenuta autunnale) che gli impedisce di poter assumere gli antidolorifici.

Ci offriamo di accompagnarlo a passare un pomeriggio al sole delle colline astigiane, nella speranza che abbia un effetto taumaturgico.

Inizialmente perplesso, Michael si lascia trascinare dal nostro entusiasmo incontenibile e ci segue docile in macchina. Non stiamo più nella pelle.

Arriviamo in un’area attrezzata con tavolini da picnic, dalla quale si gode di una vista eccezionale sui colli circostanti.

La nostra star, però, pare sofferente e l’ambiente chiassoso, accompagnato dal caldo sole battente, non è certo d’aiuto.

Lo vediamo mentre gesticola al telefonino e, al termine della chiamata, appare molto concitato. Evidentemente deve tornare in città, il gruppo lo aspetta per le prove!

Frettolosamente tira fuori dalla tasca un foglietto su cui scrive un paio di righe per ringraziare tutti quanti del piacevole (almeno per noi) fuori programma campestre ed inizia ad avviarsi, quando una ragazza della combriccola gli chiede di rimanere qualche istante ancora per una fotografia assieme a lui. Al che, subito metto mano alla mia fotocamera… Che, per qualche strano motivo, è sparita! La cerco disperata dappertutto, ma la ritrovo solo quando il cantante è già sfumato nell’aria torrida.

Non posso crederci. COME POSSO aver passato un pomeriggio con Michael Stipe e non avere nemmeno uno scatto, un ricordo tangibile, una prova che non sia stata tutta un’allucinazione??

Mi consolo con l’idea che di lì a breve lo rivedremo in tutto il suo splendore artistico.

Ci dirigiamo dunque verso il palazzetto dello sport e da lì assistiamo alle prove dove… Sorpresa!

Il gruppo trova il tempo di piazzare una divertente gag in cui, travestiti, sbeffeggiano Jack White (sì, quello dei White Stripes) con tanto di parrucca scura a mo’ di caschetto e divisa d’ordinanza composta da bretelle rosse su completo bianco. Il poco pubblico presente pare gradire molto la trovata.

Approfitto dunque del momento di distensione e dispongo i miei averi (tra cui la macchina fotografica) a fianco… Nemmeno a dirlo, un ragazzino pensa bene di soffiarmela da sotto il naso!

Questa volta non ho pietà.

Lo inseguo, lo sdraio con un placcaggio da manuale e lo costringo con le cattive a restituirmela. Il pischello rimane inebetito sul pavimento, immagino a meditare sulle sue azioni.

Vengo poi a scoprire che in realtà il giovanotto è presente tra il pubblico in quanto figlio di qualche celebrità, forse addirittura un ambasciatore, insomma non uno sbandato, ma tant’è.

Mi infilo sottobraccio il maltolto e mi avvio con fierezza tra la folla che a poco a poco affluisce.

Lo show sta per cominciare!

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera (pagina di chiarimento delle ambiguità):

REM può essere inteso come:

  • Rapid Eye Movement, fase del sonno caratterizzata da intensa attività onirica
  • R.E.M., gruppo rock statunitense

Strani scherzi, la mente!

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