Boicottiamo il boicottaggio

Ieri, 21 aprile, si è svolto un dibattito all’ Università di Torino sulla questione della Fiera del libro di Torino.

L’argomento: boicottarla è cosa giusta oppure no?

Sono intervenuti Davide Grasso, fra i sostenitori del boicottaggio, e Marco Travaglio, nella parte di portavoce non ufficiale di coloro che non appoggiano l’iniziativa.

Per chi non fosse a conoscenza dei fatti, la Fiera del Libro di Torino accoglierà quest’anno il Paese di Israele, che nel 2008 celebra i sessant’anni dalla sua fondazione, in qualità di ospite d’onore, con la partecipazione di personaggi come Amos Oz, David Grossman e molti altri.

Ciò ha suscitato una reazione di protesta da parte di alcuni scrittori, intellettuali, professori e studenti universitari che invitano a boicottare la Fiera in quanto celebrazione di un Paese che, a parer loro, da sessant’anni non fa che violare sistematicamente i diritti umani di migliaia e migliaia di palestinesi.

Il problema, come si può notare, è estremamente delicato e la discussione che segue si tinge di colori piuttosto vivaci.

Da una parte si sostiene che la scelta di ospitare Israele sia in realtà legata a strumentazioni politiche, che sia necessaria una controparte palestinese a sostegno della propria identità e che non sia etico dare spazio ad un’istituzione che si è resa protagonista di una politica “indiscriminata” per ciò che concerne il rispetto dei diritti di un’intera popolazione.

Dall’altra si invita a riflettere sul fatto che la Fiera sia in realtà un evento culturale che nulla ha a che fare con il governo di uno Stato, che spesso anzi le voci degli intellettuali di un Paese si distaccano radicalmente dalla classe politica che ne è a capo e che ad ogni modo il boicottaggio, per quanto più che legittimo, sarebbe un’iniziativa sterile e priva di utilità, dal momento che escluderebbe a priori un dialogo costruttivo.

Come facilmente intuibile, il dibattito tocca un nervo scoperto quando si chiama in causa il conflitto israelo-palestinese e qui si dimostra come le due parti in contraddittorio si muovano su terreni dialettici ben differenti: da una parte il pragmatico Travaglio esplica senza enfasi la pura e semplice realtà storica, dall’altra si tenta di avvalorare le proprie tesi facendo leva su sentimenti legati a quella retorica che vuole Israele come l’unico nemico ed oppressore del popolo palestinese (e tengo a precisare che la mia posizione si colloca ben lungi sia dai filosionisti sia da coloro che indicano i kamikaze palestinesi come partigiani o “martiri della libertà”. Semplicemente mi limito a pensare che la verità, al contrario di ciò che recitavano i cartelli ieri esposti in università, non stia solo da una parte.)

Tornando al topic principale, ritengo inopportuno un boicottaggio per più motivi: innanzitutto, perchè equiparare una manifestazione culturale ad un’affermazione di stampo politico mi sembra semplicistico e riduttivo, tanto quanto mi sembra illogico e limitativo negare il proprio ascolto ad un uomo di cultura (che parla di argomenti tutt’altro che politici), per quanto una sua qualsivoglia presa di posizione sia lontana dal proprio pensiero.

Se il punto di chi boicotta è semplicemente la menzione d’onore attibuita ad uno Stato che, nell’opinione di molti, adotta politiche non ortodosse a scapito dei propri conterranei, penso che si dovrebbe riflettere sulla necessità di un confronto per discutere le proprie tesi in loco, invece di tener buone le questioni ideologiche per aizzare le folle in strada.

Se insomma, come Grasso stesso ha detto, il problema consiste nel varcare una soglia dove si legge “Israele ospite d’onore”, ritengo che sarebbe comunque più produttivo, ai fini di una contestazione, esporre la propria visione portandola ad una platea direttamente interessata: anche a costo di passare dal retro.

::Peace::

( per informazioni sulla Fiera del Libro: http://www.fieralibro.it )

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8 Risposte to “Boicottiamo il boicottaggio”

  1. Perfettamente d’accordo con te.
    Il punto di vista di Travaglio è stato inoppugnabile.La razionalità dei fatti.
    Dagli altri solo salsa a ricoprire quel poco di concreto che hanno proposto:un boicottaggio politico di un evento culturale,con Grasso che teneva a dirci che non si trattava di “una censura verso gli autori israeliani” e noi perplessi a chiederci che diavolo ci stessimo facendo ad ascoltarlo allora.
    Eventi come questi sono ad uso e consumo delle persone intelligenti.Se anche la rossa scarlatta platea palazzonovina ha applaudito a mezz’asta il Robert Smith de noantri ci sarà un perchè.

    Danny

  2. simogranata Says:

    L’altro giorno a Palazzo Nuovo è andata in scena una lezione di stile.
    C’era chi usava il turpiloquio e l’urlo per far valere le proprie ragioni (vedi palestinesi che incolpano Travaglio della guerra in Iraq), chi usava dei sillogismi aristotelici sbagliati (vedi quell’ossimoro di Grasso: “è una contestazione politica, non contro gli autori israeliani” peccato che la fiera del libro sia un evento culturale e non il G8 ergo il ragionamento è fallato), chi usava la logica dei fatti e della realtà (Travaglio non ha detto niente di più di quello che chiunque può scoprire da solo leggendo qualche libro, ma lo ha fatto con quella pacatezza e lucidità che destabilizzano gli avversari) e, dulcis in fundo la perla della serata: “Il muro della vergogna va abbattuto perchè è brutto”, detto da un architetto alla quale si potrebbe applicare la stessa sentenza.
    A Palazzo Nuovo lezioni di stile e di ignoranza.

  3. Cito: “[…]in quanto celebrazione di un Paese che, a parer loro, da sessant’anni non fa che violare sistematicamente i diritti umani di migliaia e migliaia di palestinesi[…]”. Per quanto se ne possa discutere sull’utilità o meno del boicotaggio o sulla retorica usata durante l’incontro non è solo a parer loro che l’establishment politico-militare abbia sistematicamente violato i diritti umani dei palestinesi. é sufficiente informarsi e vedere le inchieste effettuate negli anni da serie organizzazioni come Human Rights Watch e Amnesty International e anche da alcune agenzie delle UN. Inoltre la guerra recente del 2006 con il Libano dice molto a proposito di crimini di guerra, tutti documentati e accertati.

  4. Per rispondere ad Oriana: hai ragione, la condotta spesso più che discutibile di Israele non è solo un’opinione, ma un dato di fatto. Ciò che mi premeva sottolineare era semplicemente che durante l’assemblea si sono snocciolati numeri e dati come in un bollettino di guerra, non tenendo conto però anche dell’altro fronte, ossia quello dei civili israeliani.
    Se si vuol parlare di violazioni dei diritti umani (e si deve!), si deve essere onnicomprensivi.
    Perchè penso che fra queste non possano non essere considerate quelle azioni di kamikaze che si fanno saltare in aria fra la folla o sparano razzi Qassam sulle città israeliane.
    In ogni caso mi scuso se ho dato luogo a fraintendimenti.
    Ogni ulteriore commento è ben accetto!

  5. Per Gemma…i razzi kassam sono poco più che fuochi d’artificio, la stragrande maggioranza è anche priva di esplosivo all’interno, di conseguenza l’unico danno che sono in grado di fare è dato dall’impatto e non dall’esplosione, per quanto riguarda le vittime civili (e non) israeliane ti invito a visionare i dati di http://www.ifamericansknew.org

  6. simogranata Says:

    Per uno qualunque…il definire “fuochi d’artificio” i quassam mi sembra veramente ridicolo visto che cadono indiscriminatamente in mezzo a kibbutz fra civili inermi, neanche verso obiettivi militari. altrettanto poco opportuno ritengo lo stumentalizzare i morti, non è che chi ha più morti è più o meno cattivo dell’altro. le colpe sono equamente divise in una situazione incredibilmente complicata. semplificare a buoni e cattivi non serve a capire il problema

  7. per gemma: non volevo discutere sull’intervento nello specifico ma sul “a parer loro” per sottolineare che non sempre quello che viene detto è retorica o propaganda politica ma realtà. nella mia tesi di laurea ho dedicato un capitolo sui crimini di guerra compiuti da ambo le parti nel conflitto libano-israeliano quindi sono stata globale e completa perchè la penso come te. Per simogranata aggiungo: sempre da questa ricerca, scientificamente parlando e quindi diventando anche un po’ cinici se vuoi (io piango per i morti di entrambe le parti) la tecnologia bellica di israele in proporzione rende i qassam – così come i katiousha – fuochi d’artificio…anche un sasso o un coltello o una pistola possono uccidere ma non hanno la stessa intensità di un bombardamento aereo a tappeto usando bombe al fosforo, a grappolo ecc…tutte vietate dal diritto internazionale. Anche Hezbollah ha commesso crimini di guerra ma paragonando i due come ho fatto io attraverso l’uso di una tabella che indica i crimini commessi confrontando le due parti Israele ne ha compiuti molti ma moooooolti di più e il numero di morti è indicativo. Ho fatto l’esempio del Libano perchè lo conosco ma è passibile di estensione anche sul discorso più propriamente israelo-palestinese. Sono stata un po’ lunga ma volevo chiarire la natura del mio intervento. grazie per l’oppurtunità. buona serata!

  8. simogranata Says:

    continuo a non capire, solo perchè i palestinesi o gli hezbollah hanno armi meno potenti dell’esercito israeliano, e quindi causano meno morti, vanno ritenuti meno colpevoli? c’è differenza tra un morto ammazzato o dieci? se incominciamo a contare “cinicamente” chi ha ucciso di più per trovare chi ha più responsabilità vuol dire che stiamo facendo un discorso di parte, in una guerra civile i morti sono morti e basta, non è che uno vale 10, l’altro 100, l’altro non è morto ma colpito di striscio.

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