Nel dubbio, inizia a correre.

Posted in Onanismi on 26 maggio 2011 by Gemma

La gente, checché dia a vedere il contrario, vive in uno stato di perenne confusione.

E le questioni amorose non solo non fanno eccezione, anzi: ne sono prova incontrovertibile ed empirica.

La gente, quando si parla di sentimenti, non ha la più pallida idea di quel che vuole; quando  pensa di saperlo non è in grado di comunicarlo e quando lo comunica viene travisata.

Siamo una gabbia di matti, qualcuno diceva “la danzante merda del mondo”, ma forse è sopravvalutarci: io ci ridurrei a caccoline.

La gente, dicevo, è confusa.

Si lascia andare a momenti di gioia e liberazione, si slaccia le scarpe, poi torna sui suoi passi ed inevitabilmente inciampa, finisce col culo per terra e quando si rialza ha perduto ogni punto di riferimento.

Ogni tanto, però, in qualche angolo del pianeta meno remoto di quel che si pensi, si trova qualcuno che, incredibilmente, pare avere le idee chiare.

Non solo: riesce anche a prenderne atto e a farcelo capire, senza possibilità di fraintendimenti.

E’ allora che noi, piccole caccole danzanti in un putiferio cosmico dominato da una precisa legge fisica a noi incomprensibile che risponde al principio del “cazzo di cane”, non troviamo di meglio da fare che scappare, per il solo motivo che, se davvero ci troviamo di fronte qualcuno che sembra avere capito quel che vuole, di una sola cosa siamo certi: quel qualcuno deve avere per forza qualcosa che non va.

Pietra che rotola

Posted in Uncategorized on 10 maggio 2011 by Gemma

Come ci ricorda Massimo Mantellini, questa settimana il direttore di Rolling Stone cambia poltrona e passa a quella di Wired.

Ma questa era solo la scusa per dire ciò che penso circa i punti di forza (entrambi) di una rivista come RS:

1) le foto di copertina sono superuao.

2) il suo spessore corrisponde esattamente -micrometro più, micrometro meno- a ciò che manca alla 4a gamba del mio tavolo per essere in pari con le altre.

XXIII

Posted in Uncategorized on 14 aprile 2010 by Gemma

Think I should act my age? Nah.

Forza Panino

Posted in Rerum politicarum with tags , , , , on 30 marzo 2010 by Gemma

Mi sono alzata questa mattina e il cielo era grigio fumo, carico di una pioggerellina leggera ed irritante: un clima decisamente poco primaverile.

Poi mi sono ricordata degli esiti delle elezioni e ho pensato che la bella stagione -Battiato docet- tarderà ad arrivare in ogni caso.

Non mi dilungherò in commenti ulteriori, che ritengo a questo punto superflui.

Vorrei però soffermarmi su una particolare categoria che su tutti i giornali è stata presentata come la vera vincitrice di queste regionali, vale a dire quella di coloro che, vuoi per scelta, vuoi per scarso interesse (come sintetizza magistralmente il “solito” Leonardo, che trovate qui), non si recano alle urne.

Ed è un dato di fatto perché, a quanto pare, un terzo degli italiani che avrebbe dovuto presentarsi in cabina elettorale ha ritenuto di avere di meglio da fare.

Ora, io capisco tutto quanto: la disaffezione per la politica, che tanto si sa sono tutti corrotti, e poi sempre un sscàndalo dopo l’altro come chel là che va coi trans e poi… E poi la crisi, ecco, e nessuno che fa nulla, e tutti che ci mangiano sopra e la gente non arriva a fine mese (certo che se l’aria fritta si vendesse un tanto al chilo avremmo già risanato il DEBITO* pubblico).

Insomma, comprendo la frustrazione di tanta gente che, al posto di smadonnare, ha ceduto alla rassegnazione.

Ma lasciate che vi spieghi il mio punto di vista, attraverso un modello che ho elaborato autonomamente dopo anni e anni di studi sul caso: l’ho chiamata La Teoria del Panino™ (per gli anglofoni: The Big Mac Theory™).

Immaginate di trovarvi in un fast food, o in un’area di servizio, quel che preferite.

Di fronte a voi si presenta una moltitudine di sandwich dall’aspetto poco invitante.

Il meno peggio ha l’aria un po’ loffia, il pane non sembra proprio freschissimo, il ripieno forse un po’ scarsino, il formaggio è tutt’uno con il tovagliolo e vi toccherà mangiarvi pure quello, ma magari con una sorsata di Coca-cola che aiuti a mandarlo giù potrebbe anche non essere così male.

Ce ne sono poi molti altri, ma il loro aspetto è ben peggiore.

Fra questi, ne spicca uno che su molti esercita un fascino particolare: insalata rigogliosa, pane casereccio nostrano, un ripieno ricco di concreto Grana Padano e nordico culatello, eppure…

Eppure voi sapete bene, perché lo SAPETE, che quel panino all’apparenza così appetitoso contiene una certa quantità di merda di topo.

I suoi estimatori, bontà loro, non hanno un palato raffinato al punto da percepirlo: e poi, insomma, a loro piace il Grana, quell’altro tramezzino è davvero troppo scadente ai loro occhi, quindi si mangiano contenti il loro, il cui aroma camuffa bene il sapore di feci.

E’ una libera scelta.

Ma se aveste la consapevolezza di avere davanti un panino sano, seppur maffo, e un altro pieno di escrementi, lascereste davvero che fosse qualcun altro a ordinare per voi?

La politica dei governati consiste, quasi sempre, in questo: mangiare cose che non ci vanno.

Chi si astiene dovrà papparsi lo stesso qualcosa: se non decide lui, lo farà il resto dei clienti.

Ma sapendo ciò che ci si può aspettare, perché non cercare di dire la propria?

Poi forse interverranno cause di forza maggiore: il Popolo Sovrano sceglierà il panino con contorno di leptospirosi, il gestore dell’Autogrill si adeguerà ai gusti della maggioranza, gli altri panini verranno tolti dalla circolazione per non rimanere invenduti e a voi toccherà comunque una dieta a base di cacca.

Quantomeno ci avrete provato.

Ma se rimanete dell’idea che la miglior scelta sia quella di non scegliere (paradossale, isn’t it?), vi chiedo questo: potreste avere il pudore di non aprire bocca per lamentarvi del menù?

Ed ora vogliate scusarmi, ma c’è un toast ripieno di merda che mi aspetta e sarà bene abituare le mie papille gustative sin da ora.

Bon apétit!

/!\ Attenzione: il post che vi siete appena ciucciati parlava di POLITICA. Ma se vi avessi avvisato all’inizio, gli astensionisti non l’avrebbero mai letto. Quindi… Oooops! Fregati! /!\

*avevo scritto il “bilancio”, anziché il “debito”. My mistake.

I love this city (but this city just wanna be friends).

Posted in Uncategorized with tags , on 27 febbraio 2010 by Gemma

Sabato notte, ore 4 del mattino.

In via delle Violette la cagnara regna sovrana.

Gli avventori dei locali, non paghi della nottata ed ebbri q.b., si sentono in dovere di ricordare agli abitanti della zona che, avendo essi scelto di abitare in centro, dovranno pagare questo privilegio al prezzo di cori da stadio nel bel mezzo della notte, poveri stronzi.

Essendo ormai avvezza a questi fenomeni da circo, mi rassegno e, pregando di riuscire prima o poi a metter da parte un po’ di soldini per la nobile causa del tiro al tamarro, mi abbozzolo nel piumino e paziento.

Ma questo non è un sabato come gli altri, in via delle Margherite: la marmaglia sembra particolamente effervescente ed ispirata.

Ad un certo punto, le urla (leggasi: ululati) si intensificano e, al di sopra dei soliti gorgheggi scimmieschi, si staglia un latrato femminile disperato.

Animata dallo stessa curiosità che spinge un vecchio ad affacciarsi alla finestra quando ci sono lavori in corso, decido di alzare la tapparella e cerco di capire che cacchio sta succedendo (se becco un accoltellamento in diretta potrei anche venderlo a RealTV!): individuo un paio di sagome vagamente somiglianti a splendidi esemplari di gorilla del Borneo, e fra queste una fanciulla che strilla come se la stessero scorticando (in caso ve lo chiedeste: no, non credo stessero registrando un’esterna di Uomini e Donne).

Sperando che finiscano in fretta di spellarla -che qui c’è gente che vuole dormire!-, mi accorgo che non di tortura si tratta (se escludiamo i miei timpani), ma la pulzella implora aiuto, si distingue chiaramente un “Oddiomesentomàààà….” e poi si spegne il microfono.

Temo, ma non ne ho la certezza, che si sia improvvisato un dibattito a suon di cazzotti.

O peggio.

Intravedo poi uno dei primati mentre grida in direzione del palazzo di fianco, e dato che mi pare di afferrare qualcosa a proposito di facce spaccate, gente ammazzatadibbbòtte e altre generiche minacce di morte, mi convinco che il concerto non finirà tanto presto.

Che fare?

Quei pochi scrupoli che ancora mi solleticano la coscienza dicono che non sarebbe politicamente corretto risolvere la questione con dei semplici tappi per le orecchie (che peraltro non mi sembrano tutta questa invenzione. Una volta ne ho inghiottiti otto, ma ci sentivo benissimo ugualmente).

Ebbene, colta da un moto di senso civico pari a quello del padrone di un Chihuahua che pensa “Sì, è una cacchina piccolina, ma è necessario che qualcuno la raccolga“, compongo 1-1-2 sul telefono e attendo.

Operatore: Garrabbinièri…

Io: (Che sollievo, pensavo fosse la pizzeria Marechiaro!) Sì, ehmmm, buonasera… (Ok, appuntato, lo so che è una sera di merda, avrai già ricevuto una carriolata di lamentele inutili, ma abbi la pazienza di ascoltare anche la mia, che potrebbe essere importante) Senta, io abito in via dei Nontiscordardime, vorrei fare una segnalaz…

Operatore: Ah, sì, le passo hueiotyownxerlscgjrl.

Io: (???)

La chiamata viene trasferita.

Rimango in attesa.

Tre squilli.

Cinque.

Dieci.

Al dodicesimo riattacco.

Proviamo con la squadra mobile, magari hanno più tempo e, se dico che i colleghi/rivali han fatto orecchie da mercante, forse saranno ancora più solerti.

Digito 1-1-3.

Tre squilli.

Cinque.

Sette.

La mia pazienza ha un limite, indipercui stacco la chiamata.

Mi affaccio alla finestra.

Non riesco a scorgere molto, ma non noto nessuno spargimento di sangue, i bollenti spiriti sembrano ormai spenti.

Via dei Ranuncoli torna tranquilla.

DA CIO’ SI EVINCE CHE:

1) Val la la pena sedersi in panciolle sulla riva del fiume e attendere che fluttui dinnanzi a se’ la carcassa del proprio nemico. [Plovelbio cinese]

2) Bisogna imparare dai film: la polizia arriva sempre troppo tardi. Se arriva. [Il Ciccio]

Stai a vedere che i savi ci avevan preso.

Nel dubbio, me ne mangio un altro paio.

L’Hondon calling / Il post più veloce della storia di questo blog

Posted in Uncategorized on 26 dicembre 2009 by Gemma

La situazione è oggettivamente paradossale ed ironica.

Se non fossi io, mi metterei a ridere.

Programmo un viaggio da due mesi e il giorno prima della partenza mi ritrovo costretta a letto da un mezzo attacco di nonsisacosa, una pseudo labirintite della domenica che stamani mi ha fatto sentire come un ubriaco a bordo di un aliscafo con mare forza 8.

Una goduria.

Il medico, sant’uomo, mi ha siringato di Plasil e spero che domattina il peggio sia passato e io mi trovi al check- in in forma smagliante.

Se così fosse…

Beh, carissimi, ci si vede nel MMX.

Sono tante, forse troppe le persone da salutare e citare, ma penso che quelle speciali sapranno bene qual che avrei voluto dire loro.

Il tempo, però, è tiranno.

Più del tempo, mia madre, che sa essere molto persuasiva quando di mezzo c’è la salute della sua bambina.

Pertanto, miei fedelissimi, non posso che augurarvi il meglio per l’anno che verrà e lasciarvi questo post, scritto in dieci minuti netti, che spero basti per salutarvi.

See ya!

A Natale puoi…

Posted in Uncategorized with tags , , , on 25 dicembre 2009 by Gemma

Da anni lo sostengo: Natale è una festa malinconica.

Commerciale, nemmeno a dirlo.

Fastidiosamente luccicante, sfavillante, schiaffa in faccia l’allegria anche a respingerla, la chiamano “atmosfera”, sembra quasi di respirarla, si insinua in quella fessurina tra due giri di sciarpa e pare destinata a contagiare chiunque tranne te.

Il centro delle città è caotico, le condizioni atmosferiche proibitive, lo stress è palpabile.

Il solo pensiero di sedersi a tavola per sei ore consecutive, imbullonati alle sedie e rimpinzati come oche da fois gras, basta a farci ingollare qualche pasticca di Maalox sin da due giorni prima, nella vana speranza di riuscire ad impermeabilizzare lo stomaco.

Per una perversa ironia della sorte, insomma, pare che per festeggiare il compleanno di Cristo si debba vivere un calvario.

Eppure…

Ripensare a quando eri piccola, quando non si attendeva che l’ora X per poter scartare tutti i regali con l’avidità che i bambini non riescono a nascondere…

Rifare la stessa cosa a distanza di quindici anni, con le persone a cui vuoi più bene, che si tratti di star seduti di fronte al caminetto o sugli scalini freddi e umidi di quello che pare l’unico ritrovo possibile nonostante il gelo…

Ciucciarsi per la seicentesima volta il corto della Disney con Paperon de’ Paperoni nel ruolo di Scrooge, che nonostante gli anni rimane sempre un must (assieme ai vari Mamma ho perso/riperso/straperso l’aereo e A nightmare before Christmas)…

E soprattutto: vedere un tuo carissimo amico, bardato di costume da Babbo Natale rimediato non si sa dove (con tanto di triplo cuscino a simulare una florida panza), scendere da una slitta azzurra 4×4 e improvvisare un’entrata teatrale sulle note dei Rammstein, gridando a squarciagola “OH! OH! OOOOOH! BUOOON NATAAALEEEEE!”, per la gioia del vicinato…

Son cose che mi fan ringraziare che ce ne sia almeno uno ogni 365 giorni.

Auguri, bestiacce.

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